Vercelli, ritorno al Teatro Civico
by on Novembre 19, 2025 in 25/26 Tour

Tornare a Vercelli vuol dire immergersi di nuovo nell’atmosfera piemontese, tra città e paesaggi che conservano il sapore di un’altra epoca, e ritrovare un pubblico che non manca mai di far sentire la propria presenza. Eravamo già stati qui in una caldissima domenica di aprile, nell’ultima tappa del winter tour 23/24, e il ricordo di quella serata ci aveva accompagnati a lungo. Il Piemonte è, da sempre, una tappa fissa delle nostre tournée: questa regione custodisce alcuni dei teatri più belli d’Italia, e ognuno di essi ha una propria storia che merita di essere ascoltata prima ancora di salirci in scena.

Dal Coccia di Novara, dove abbiamo suonato ormai più di dieci anni fa, al Toselli di Cuneo, che con ogni probabilità ritroveremo nel 2027, fino a questa “perla” che è il Teatro Civico di Vercelli, capace ogni volta di sorprenderci per l’eleganza dell’architettura e la ricchezza dei suoi ornamenti.

La storia del Civico merita qualche passo indietro: inaugurato nel 1815, nacque come sala con platea e quattro ordini di palchi. Fu poi segnato da un incendio devastante il 16 agosto 1923, per rinascere pochi anni dopo grazie al progetto vincitore del bando comunale del 1929 firmato da tre giovani vercellesi: gli ingegneri Guido Allorio e Paolo Verzone e l’architetto Giuseppe Rosso. Il risultato è lo spazio che oggi conosciamo: una “sala all’italiana” da 746 posti, con platea ampia, una fila di palchi comodi e un loggione che conserva tutto il fascino del suo tempo.

Entrare in un luogo così significa sempre fare i conti con la sua storia. Allestire il palco, sistemare gli strumenti, preparare la scena: ogni gesto sembra dialogare con ciò che questo teatro ha ospitato per oltre due secoli. Sono scrigni nascosti dentro mura antiche, capaci di raccontare vite, città e generazioni di artisti passati di qui molto prima di noi. Suonare in sale di questo tipo, soprattutto davanti a un pubblico così partecipe, è un privilegio che non smettiamo mai di riconoscere.

La serata è stata davvero speciale. Qui ritroviamo sempre un calore particolare: persone che ci seguono da anni, affezionati che non mancano mai alle nostre date piemontesi e, soprattutto, tanti volti nuovi. Sabato 15 novembre 2025 la platea era piena anche di chi ci vedeva per la prima volta — e lo abbiamo capito dal numero di mani alzate quando Luca ha chiesto chi fosse al debutto con noi. Tantissimi. Un segnale forte di quanto questa musica continui a parlare a nuove generazioni e a chi, pur avendola attraversata da decenni, non smette di cercarla dal vivo.

Con la band al completo e con Carlo Stocchi alla seconda chitarra (Marco Fanton tornerà con noi per la data di Bolzano), ci siamo dedicati a circa due ore e venti di musica senza tagliare nulla. Qualcuno dice che in teatro non si dovrebbe superare l’ora e quarantacinque prima dei bis. Forse è vero. Ma la scaletta di questo tour ci sembra così equilibrata da meritare di essere suonata per intero. E, a giudicare dai volti del pubblico, crediamo che il tempo sia volato anche per loro. O no?

Dopo gli ultimi applausi, i bis e i saluti finali, è tornato il rituale di ogni fine serata: impacchettare strumenti e materiali, tra una chiacchierata e l’altra con chi ci ha aspettati fuori, nella viuzza laterale accanto all’ingresso artisti (sì, con l’agognata sigaretta di fine concerto). Rimane impresso un fermo immagine che abbiamo avuto osservando i ragazzi del service caricare il camion: l’esterno del teatro sul retro durante lo smontaggio, la sala ancora illuminata incorniciata dal portone sullo sfondo, come se ci osservasse uscire, proprio come ha fatto con migliaia di artisti nei decenni. Domani il sipario si riaprirà, e un’altra storia prenderà il nostro posto. È il ciclo naturale di queste sale: noi passiamo, loro restano.

Ora lo sguardo va avanti: prossima tappa il 30 novembre 2025 al Teatro Cristallo di Bolzano. Ci vediamo lì.

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